Non poteva andare diversamente

Sono passate alcune ore dal Berlusconi-show nella tana di Santoro e mi capita di leggere ancora commenti del tipo: “ma come è stato possibile, hanno aspettato vent’anni per incastrarlo, con documenti inoppugnabili, domande ineludibili, lontano dai suoi soliti lacchè, e invece l’ha fatta da padrone, li ha ridicolizzati”.

E francamente sono commenti che mi sorprendono. Sono anzitutto stupito che ancora non sia chiaro che Santoro e tutte le sue imitazioni degli ultimi vent’anni sono solo un riflesso condizionato del berlusconismo, in qualche misura un prodotto diretto di questi ultimi vent’anni di politica ridotta a teatrino raccontata da un giornalismo ridotto a teatro.

Sì, teatro, perché – se ricordate bene – quello che a molti sembrava ormai un format immutabile (il “talk-show” alla Santoro) in realtà agli inizi era molto diverso. Vent’anni fa – ai tempi di “Samarcanda”, per intenderci – Santoro conservava ancora un simulacro delle regole base del giornalismo, inteso come un mestiere  che dovrebbe mettere le persone in condizione di costruire una “propria” opinione attraverso il racconto documentato di “fatti”.

Ebbene attraverso Moby Dick, Tempo Reale, Anno Zero e infine Servizio Pubblico quello che oggi ci ritroviamo in mano, dopo tre lustri di sistematica distruzione dell’informazione televisiva, partita da Mediaset e felicemente portata a termine in Rai, è qualcosa di irriconoscibile. Un luogo dove un “opinion leader” (Santoro) e i suoi sodali (Ruotolo, Travaglio, Vauro ecc.) devono dimostrare a un pubblico evidentemente ritenuto beota che loro avevano avuto ragione fin dall’inizio, indipendentemente dalla regola numero uno che – appunto – dovrebbe essere il rispetto dell’intelligenza del telespettatore.

Il fatto che Santoro e i suoi abbiano ragione o torto, così, passa clamorosamente in secondo piano, affogato dalle dirette dalle piazze e dalle fabbriche urlanti, dai loggionisti rumorosi e scapigliati, da reportage ormai diventati copie perfette della peggiore fiction berlusconiana, con tanto di musica d’effetto e voce recitante.

Che Santoro sia diventato una “bête de spectacle” più che un giornalista, all’estero se ne rendono facilmente conto, anche quando devono difenderlo dagli editti del potente di turno. Siamo invece noi, assuefatti dall’imbarbarimento dei linguaggi prima ancora che della politica, a non accorgerci più che si tratta sempre dello stesso prodotto televisivo, un prodotto che con l’informazione ha davvero poco che vedere.

E’ dunque del tutto ovvio che in un circo come quello allestito da Santoro, in ossequio alle leggi dell’audience dettate da vent’anni di berlusconismo, sia proprio Berlusconi a trovarsi perfettamente a proprio agio. Con le più elementari sconnessioni logiche, le volgarità, le incoerenze, le battute per superare gli ovvi imbarazzi, in sintesi con il massimo disprezzo per l’intelligenza di chi è davanti al video. Un disprezzo che del resto, da spettatori, legittimiamo ogni volta che ci poniamo di fronte al video con le stesse granitiche certezze di chi compra “Libero” o “Il Giornale”, e con lo stesso spirito con cui guarderemmo l’unico prodotto televisivo paragonabile, e cioè il becerissimo “Jerry Springer Show“.

Se poi tutto questo sarà in grado di spostare consensi verso il centro-destra è un tema su cui non intendo spendermi, perché di sondaggi non capisco molto. Dico solo che se lo scopo era quello di esporre l’ex-premier al pubblico ludibrio, in una sorta di resa dei conti tra l’Italia dei giusti e quella degli avvelenatori dei pozzi, il risultato è stato imbarazzante. Anche perché di solito l’acqua per pulire non la vai a prendere nel pozzo avvelenato.

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