EuroNews: 20 anni e un po’ sentirli, ma grazie lo stesso

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Sembra davvero ieri, ma sono passati due decenni da quando, quasi inosservato, con sede a Lione partì il primo canale all-news paneuropeo. Una clamorosa sfida per il 1993, quando tutto sommato poche erano le case equipaggiate di un impianto satellitare per riceverla. E non dimentichiamo l’ostacolo delle 5 lingue in cui iniziò a trasmettere, ciò che implicava la rinuncia all’anchorman in video, vero e proprio elemento imprescindibile di quello che ancora oggi chiamiamo “il telegiornale”.

Di quei tempi ricordo un aneddoto tra il romantico e il picaresco: per captare il segnale a Roma dovetti abituarmi a spostare a mano la rudimentale parabola “prime focus” da un metro e mezzo che avevo faticosamente installato sul terrazzo dai 19.2 gradi est dell’unico satellite commerciale disponibile (Astra) agli ormai famosi 13 gradi est di Eutelsat. Per farlo, avevo destinato uno speciale impermeabile –  che poi  ribattezzai “il cappotto satellitare” – all’unica funzione di proteggermi dal freddo e dalla pioggia nel breve tempo necessario a svolgere questa operazione. Tempi eroici, lontani anni luce dal florilegio di canali digitali in alta definizione disponibili oggi, tutti sulla stessa posizione orbitale.

Tornando invece a EuroNews, a distanza di 4 lustri credo si possa parlare di una sfida largamente vinta: sono oggi 344 i milioni di case che possono riceverla in 155 paesi in tutto il mondo, offrendo un inedito “punto di vista europeo” sui fatti della cronaca internazionale ai quattro angoli del pianeta.

Il panorama dei canali all-news si è molto affollato nel frattempo, ma EuroNews continua a conservare un suo “special flair” grazie forse alle improbabili voci dei commentatori, al placido rituale delle rubriche in sequenza fissa, ma anche e soprattutto alla sua capacità di inventare “una nuova equidistanza” che non cade mai nel falso mito dell’imparzialità.

Il fatto di essere sovvenzionata dalle istituzioni europee, e di attingere largamente dall’informazione televisiva dei canali pubblici del vecchio continente, la fa ancora più apprezzare in opposizione al moltiplicarsi dei canali all-news commerciali (vengono in mente soprattutto le reti di Murdoch), dal ritmo forsennato e sempre sgradevolmente conditi da musiche roboanti per annunciare le esclusive e gli scoop più vari, spesso composti da  aria fritta.

Ciò di cui peraltro il canale sembra soffrire più di altri concorrenti è la concorrenza di internet. Chi oggi cerca qualcosa di diverso dalla “pappa pronta” del proprio TG nazionale, pubblico o privato che sia, ha da tempo abbandonato il “convento della salvezza” di un canale internazionale a fruizione lineare per aggregare autonomamente le proprie fonti informative sulla rete.

E’ forse per questo che EuroNews si sta espandendo soprattutto nei Paesi a bassa alfabetizzazione informatica, dove Twitter & soci costituiscono ancora una concorrenza tutto sommato poco temibile.  L’importante è che il management capisca  in tempo che dietro l’angolo si annida proprio quella “sindrome del business traveller”, che già sancì il declino della CNN di Turner a tutto vantaggio della più affidabile BBC.

Intanto però consentitemi di ringraziare ancora una volta questi giovani pionieri che per vent’anni, da Lione, ci hanno fatto sentire un po’ meno soli, e un po’ meno beceri, con ottimi programmi informativi in lingua italiana, mentre da queste parti si recitava il de prufundis di ogni forma di dignità dell’informazione televisiva. Non dimentichiamo che fu grazie a EuroNews che potemmo assistere quasi in diretta, e con la traduzione simultanea in italiano, al duetto Berlusconi-Shultz al Parlamento di Strasburgo. Oggi va appena meglio, ma  nel 2003, vi assicuro, non era cosa da poco.

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