La prima della Scala, la televisione, twitter: l’intreccio si infittisce

E’ trascorso esattamente un anno da quando Rai5, con la diretta del “Don Giovanni”, mise fine allo scempio della “Prima” della Scala fino ad allora ricevibile in chiaro solo da un canale franco-tedesco come Arte-TV. In quella circostanza, finalmente, il principale evento culturale del calendario italiano tornò a costituire un patrimonio accessibile a tutti, rompendo lo schema per cui solo la certezza di una grande audience può legittimare una produzione e una distribuzione televisiva certamente onerosa.

Fu la fine di un’epoca: quella in cui per decenni la grande serata dell’Opera italiana si era fatta “blockbuster” solo per i  suoi riflessi mondani: i puntualissimi tre minuti del TG1, con l’imperdibile sfilata di paillettes e acconciature in perfetto stile “Messa di Natale” (la classica messa di chi non va mai a messa), il terrore per la studiatissima reazione dei loggionisti, il sorriso dei VIP, la presenza delle autorità, ecc. ecc.

Era proprio il contorno lo spettacolo da vendere, mentre ciò che avveniva sul palco veniva instradato su catene distributive logore e sempre meno redditizie. Come foglia di fico, per la propria incapacità di costruire un business intorno a quel contenuto, l’industria finiva per etichettarlo come “di nicchia”. Intanto,  per motivi evidentemente ignoti ai nostri grandi tycoon, quello stesso evento veniva prodotto e redistribuito in giro per il mondo come un imperdibile gioiello.

L’altroieri, con le 6 ore di diretta per il  Lohengrin di Baremboim (su Rai5 ma anche in HD), la televisione pubblica è sembrata voler rilanciare la sfida del 2011.  Wagner non è esattamente digeribile come Mozart, e in parecchi  hanno dovuto compiere un notevole investimento emotivo per avventurarsi  in una  “scoperta” a scatola chiusa. Ma pensare di spiegare solo in questa chiave il dimezzamento dell’audience (poco più di 200.000 contro il mezzo milione dell’anno scorso) significa sottovalutare altri, meno evidenti, fenomeni.

Siamo sicuri che nel 2012 il singolo dato di ascolto del “live” esaurisca la dimensione del potenziale mediatico di un evento di questa portata? Io non credo. Intanto bisogna ricordare che la “Prima” della Scala, finalmente liberata dal tritacarne della cronaca, torna ad essere un tipico contenuto dal lungo ciclo di vita, che può dare il meglio di sè in ciò che una volta era “l’Home Video” e oggi sono le multiprogrammazioni, la catch-up TV, e le mille “code” che saranno disponibili sul Web, a patto di riuscire seriamente a metterle a valore.

L’annosa questione dell’aggregazione sociale generata dai grandi eventi non può più prescindere dal fatto che i social media rendono l’aggregazione svincolata dal luogo fisico della fruizione.  L’hashtag #primascala ha monopolizzato la serata di S. Ambrogio su Twitter, e ancora una volta il broadcaster ha perso l’occasione di agganciare queste conversazioni (“lock-in”) su primo schermo, relegandole al ruolo di “rumore di fondo”. Gli sviluppi della social TV negli Stati Uniti, di cui parla spesso con costrutto Emanuela Zaccone, raccontano bene quali opportunità si nascondano dietro lo sviluppo di una strategia “social” intorno ai grandi momenti aggregativi che il broadcast ancora riesce a realizzare.

A questo proposito, sono proprio curioso di sapere cosa abbiano in mente di fare alla RAI in occasione del prossimo Festival di Sanremo. Andrà a finire che tornerò a seguirlo, cosa che non accadeva dai tempi di Gigliola Cinquetti.

2 risposte a “La prima della Scala, la televisione, twitter: l’intreccio si infittisce

  1. ciao Antonio (mi fa piacere che hai ricominciato a scrivere su questo blog), mi permetto una piccola correzione: la diretta tv in Italia fu introdotta nel 2010 (con “la valchiria” di Wagner su rai5), non nel 2011. Ciao!

  2. hai ragionissima hamlet. comunque nel link c’è tutta la true story, ho confuso le date🙂

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