Cosa ci fa uno schermo in un salotto?

Il ruolo dei dispositivi connessi alla rete (flatscreen, smartphone, tablet) nella living room, da sempre regno incontrastato dell’intrattenimento domestico, è stato l’oggetto del mio intervento alla Social Media Week che si è appena conclusa a Milano. Qui potete vedere il relativo Prezi – che si conferma strumento insostituibile quando si vuole far sembrare importanti cose banali  :)  – e qui il video dell’intero dibattito, intitolato “Narrazioni Convergenti”, moderato da Paola Liberace e nel corso del quale si è parlato soprattutto di Social TV, di Serial TV e del “caso” Lost, oggetto di un recentissimo libro di Romana Andò.

Uno degli aspetti più interessanti della discussione è stato l’emergere di un valore sociale del contenuto in rete che è legato intimamente al potere della narrazione, e che prescinde del tutto dalle piattaforme e dalle modalità di fruzione – proprio come è accaduto con Lost. Come ha sottolineato anche Alberto Marinelli, è il segnale che nella corsa alla valorizzazione degli aspetti sociali nei media non bisogna sopravvalutare l’aspetto tecnologico rispetto a quello dei mutati comportamenti della net-generation, che decide spesso da sola cosa fare sia degli strumenti sia dei contenuti, fino a sostituirsi al ruolo dei produttori e degli aggregatori nella stessa “costruzione di senso” attorno all’oggetto multimediale. Per un resoconto più dettagliato della giornata potete vedere qui.

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